Gli infortuni? Roba da donne

Da due fino a sei volte di più. È quanto le atlete rischiano in materia di infortuni, rispetto ai loro colleghi uomini, secondo l’opinione della fisiologa Vicki Harber dell’Università di Alberta, in Canada. Gran parte della responsabilità, sostiene l’esperta, è dovuta ai programmi di allenamento sviluppati su modelli maschili senza tenere conto delle differenze biologiche tra i due sessi. Del tutto ignorata, per esempio, sarebbe l’influenza degli ormoni sul controllo neuromuscolare, insieme alla maggiore lassità dei legamenti femminili e ad altri fattori anatomici e biomeccanici. Tra i punti più deboli, spiega Harber, che per la sua review (pubblicata dall’associazione Canadian Sport for Life) ha effettuato una rassegna delle più recenti indagini sull’argomento, ci sono le ginocchia, il bacino e le spalle, con un più elevato rischio anche di recidive. «Ma il rischio a cui gli allenatori delle ragazze devono prestare più attenzione – afferma la fisiologa – è quello della cosiddetta triade: sono tre separate ma interconnesse condizioni (disturbi alimentari, amenorrea e osteoporosi) che prese singolarmente sono serie ma curabili, mentre quando si verificano insieme possono essere letali». Sotto accusa i regimi dietetici di alcune atlete che sottovalutano le esigenze nutrizionali dell’organismo o che ritengono, erroneamente, che un minore introito calorico possa favorire le prestazioni atletiche. I primi segnali sono costituiti da irregolarità del ciclo mestruale, fino al blocco dei cicli (amenorrea), che possono pregiudicare la fertilità delle atlete, insieme a una diminuzione della densità ossea che si traduce in un maggior rischio di fratture da stress e nella precoce insorgenza di osteoporosi. Per fronteggiare questa problematica è necessario dunque prestare attenzione al proprio fabbisogno nutrizionale. «Basta sapere ciò di cui il proprio organismo ha bisogno», spiega Harber. «Per le atlete questo significa un maggiore introito di calorie e di sostanze nutritive rispetto alle donne che non sono così attive». In caso di necessità, il ricorso a supplementi di calcio e vitamina D per contrastare la riduzione della densità ossea, oppure l’uso di prodotti multivitaminici con minerali e oligoelementi può aiutare a colmare le lacune nutrizionali e sostenere al meglio l’organismo nella pratica sportiva.

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