Malattie reumatiche, il ruolo della vitamina D
Ne soffrono 5 milioni e mezzo di persone in Italia e oltre 300 milioni nel mondo. I dati dell’Associazione Nazionale Malati Reumatici (ANMAR) parlano chiaro: le malattie reumatiche sono da considerarsi patologie di grande impatto sociale che, se non curate adeguatamente, possono rendere doloroso e difficoltoso anche il più semplice gesto quotidiano. La causa di gran parte delle malattie reumatiche non è ancora nota, ma la ricerca continua a fare progressi. Uno dei filoni più praticati è quello che indaga il ruolo della vitamina D nello sviluppo di malattie autoimmuni e infiammatorie: in numerosi casi scarse riserve della vitamina sono state infatti correlate alla patogenesi di queste malattie.
Uno degli ultimi studi, in ordine di tempo, a confermare questo nesso è quello svolto dalla Boston University School of Public Health e pubblicato sulla rivista «Environmental Health Perspectives». I ricercatori hanno preso in considerazione i dati del Nurses’ Health Study (in un arco di tempo compreso tra il 1988 e il 2002), valutando condizioni di salute e fattori di rischio legati allo stile di vita di quasi 10.000 donne, di cui 461 affette da artrite reumatoide. Tra i dati più significativi emersi dallo studio, il fatto che le pazienti residenti nelle zone più settentrionali degli Stati Uniti risultavano più soggette alla malattia: un fenomeno che si può spiegare con la scarsa esposizione alla luce del sole e, di conseguenza, con la minore disponibilità di vitamina D.
«Un’associazione geografica alle latitudini settentrionali – spiega Verónica Vieira, coordinatrice della ricerca – è stata osservata anche nei casi di sclerosi multipla e morbo di Crohn, altre malattie autoimmuni che possono essere mediate da una carenza di vitamina D causata da una diminuzione dell’esposizione al sole e dagli effetti immunitari dovuti al deficit di questa vitamina».
Gli esperti si sono detti piuttosto sorpresi in quanto ritenevano più probabile un legame con gli inquinanti atmosferici e invece «c’è un rischio maggiore nelle latitudini settentrionali», conclude Vieira. Saranno necessari ulteriori studi per approfondire questo nesso ma una buona regola, dicono i ricercatori, sarebbe quella di misurare i livelli di vitamina D nei pazienti con malattie reumatiche e provvedere con delle integrazioni di vitamina soprattutto nel caso di pazienti anziani e donne in post-menopausa.


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